
LA MASCHERA DEL PELLEGRINO ALCHEMICO -
MASSIMO SCRIVANO - Titani Editori -
Prefazione di RICCARDO COLAO
Caratteristiche: formato cm. 17 x 24 circa - Peso 370 gr. circa - Pagina 170 più copertina. Copertina a colori - Codice ISBN:
dalla Prefazione di Riccardo Colao
Ogni epoca riconosce, nelle proprie pieghe più profonde, la presenza di fi-gure liminali: i pellegrini. Non necessariamente viaggiatori nello spazio, ma esploratori dell’interiorità, custodi di un sapere che si rivela solo a chi accet-ta di attraversare il confine tra apparenza e verità.
La Maschera del Pellegrino Alchemico, opera prima di Massimo Scrivano si inscrive in questa tradizione, proponendosi come un testo che coniuga di-mensione narrativa, tensione simbolica e riflessione quasi iniziatica.
L’opera si sviluppa attorno a un nucleo concettuale di chiara ascendenza al-chemica. La maschera, lungi dall’essere mero artificio o inganno, assume qui una funzione epistemologica: essa rappresenta il dispositivo attraverso cui l’identità si costruisce, si frammenta e, infine, si trasfigura.
In questo senso, il percorso del pellegrino si configura come un itinerario di conoscenza che richiama le tre fasi canoniche dell’alchimia — nigredo, albe-do, rubedo — non solo come metafore, ma come vere e proprie strutture esperienziali del divenire umano.
Sul piano narrativo, Massimo Scrivano, di cui apprezziamo lo stile fresco, diretto, oseremmo dire teatrale nel senso più lirico che possa esistere, costruisce un tessuto denso di rimandi e stratificazioni, in cui il viaggio esteriore si riflette costantemente in quello interiore.
Il protagonista non è eroe nel senso classico, bensì figura di transizione: un soggetto in trasformazione, sospeso tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Tale impostazione consente al lettore di entrare in una relazione attiva con il testo, che non si limita a raccontare, ma sollecita interpretazione, parteci-pazione e, in ultima istanza, introspezione.
In questa architettura complessa si inserisce la voce di Massimo Scrivano, la cui scrittura rivela l’orientamento coerente verso le dinamiche della ricerca interiore e della metamorfosi esistenziale.
Il suo stile si distingue per una tensione costante tra rigore riflessivo e aper-tura simbolica, tra osservazione della realtà e trasfigurazione del vissuto in chiave quasi iniziatica.
Ne emerge una prosa che, pur mantenendo una struttura accessibile, si presta a livelli di lettura molteplici, rendendo l’opera fruibile tanto sul piano narrativo quanto su quello speculativo.
Il testo, pertanto, non si propone come un sistema chiuso di significati, né come un percorso univoco. Al contrario, esso si offre come spazio di riso-nanza, in cui ciascun lettore che avrà tempo disponibile per leggerlo e comprenderlo sin nei più reconditi dei significati, è chiamato a confrontarsi con le proprie domande fondamentali.
L’assenza di risposte definitive non costituisce un limite, ma una scelta me-todologica: è nel processo stesso della ricerca che si compie la trasfor-mazione.
Accostarsi alle pagine de “La Maschera del Pellegrino Alchemico” richiede un atteggiamento non soltanto critico, ma anche contemplativo.
Coloro che opteranno di proseguire, la sua lettura lo facciano con lentezza. Lasciate che le parole sedimentino, che i simboli lavorino in profondità. Non cercate subito di comprendere tutto: come ogni trasformazione autentica, anche questa richiede tempo, ascolto e disponibilità a cambiare.
Forse, alla fine del cammino, la maschera non cadrà. Ma diventerà tra-sparente. E ciò che si intravede oltre non sarà più un enigma, ma una possibilità.
È necessario sostare nei simboli, accettare l’ambiguità, riconoscere che ogni passaggio del testo può agire come catalizzatore di un processo interiore più ampio. In tal senso, la lettura diviene essa stessa pratica alchemica.
E forse, giunti al termine dell’itinerario, scelto dall’autore, non si assisterà alla caduta della maschera, come ci si potrebbe attendere. Piuttosto, essa si farà progressivamente trasparente, lasciando intravedere una verità che non si impone, ma si lascia scoprire: non un punto d’arrivo, bensì una soglia sempre aperta sul possibile.
Riccardo Colao *
*(Giornalista, scrittore, editore, direttore del Quotidiano l’Italiano ed altri periodici)